- Neorealismo[2]: sviluppatosi in Italia nel dopoguerra, il Neorealismo ha avuto un’influenza enorme sul cinema mondiale, introducendo un “realismo poetico”. Film come Roma città aperta (1945, Roberto Rossellini) e Ladri di biciclette (1948, Vittorio De Sica) sono esempi emblematici. In Ladri di biciclette, la città di Roma stessa, con le sue strade e macerie, diventa protagonista, e la macchina da presa[3], portata in strada, immortala paesaggi urbani che si integrano alle vicende umane, caricando la città di forza espressiva e valore simbolico e documentario. Il neorealismo ha fatto mancare la netta separazione tra sfondo e figura, mostrando una realtà storica e sociale precisa.
- Cinema Sperimentale[4] e Underground: questo filone ha abbandonato la narrazione tradizionale in favore di una “danza” libera di corpi e oggetti, interessata solo al ritmo e alla forma.
Esempi includono:- Ballet mécanique (1924, Fernand Léger e Dudley Murphy): un’opera dadaista antinarrativa ed esuberante, che esplora il ritmo del montaggio[5] attraverso immagini ripetute, rallentate e accelerate.
- Un Chien Andalou (1929, Luis Buñuel e Salvador Dalí): un film surrealista che utilizza immagini oniriche e scioccanti, rompendo le convenzioni narrative.
- Meshes of the Afternoon (1943, Maya Deren e Alexander Hammid): Un cortometraggio che esplora l’esperienza emotiva e la psiche attraverso immagini oniriche, ripetizioni e una manipolazione fluida della realtà, creando un ritratto di crescente disagio psicologico.
- Cinema Iper Reale Americano e Direct Cinema[6]/Cinema Verità[7]: questi stili documentaristici, nati tra la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60, mirano a catturare la realtà direttamente, spesso con telecamere leggere e a mano e suono sincrono.
- l Direct Cinema osserva un soggetto[8] senza interazione, cercando di essere il più obiettivo possibile. L’obiettivo è lasciare che gli spettatori formino le proprie opinioni. Un esempio è Point of Order! (1964). Il cinema iperreale americano, pur non avendo una definizione univoca, può riferirsi a un approccio che mira a rimuovere il “filtro cinematografico” tra pubblico e soggetto, con attori che reagiscono agli eventi scoprendo la storia in tempo reale[9], portando a dialoghi più naturali e sovrapposti.
- Il Cinema Verità (o Cinéma Vérité), sviluppato in Francia da Jean Rouch, inserisce il cineasta nella materia del documentario, ponendo domande e offrendo opinioni per provocare la verità. Un esempio è Cronaca di un’estate (1961, Jean Rouch e Edgar Morin), che ha utilizzato audio sync e 16mm per un’inchiesta sulla felicità, cercando di superare l’opposizione tra cinema romanzesco e documentaristico.
Le caratteristiche generali del “cinema del reale” includono:
- Abbandono di espedienti retorici: una tendenza a eliminare artifici narrativi e stilistici per un’osservazione più diretta.
- Tendenza meno narrativa: spesso presenta lunghe pause descrittive e meno enfasi su una trama[10] lineare.
- Profondità psicologica: ampio spazio dedicato all’approfondimento psicologico dei personaggi o delle situazioni.
- Rottura dell’illusione: l’obiettivo è ricondurre lo spettatore all’unica realtà effettiva, quella del film, rompendo la convenzione della rappresentazione verosimile.
Un'accezione del cinema che si focalizza sul rapporto con la realtà, spesso come un'espressione del documentario contemporaneo, privilegiando una prospettiva più vicina all'approfondimento e alla registrazione del mondo. L'espressione può indicare un approccio più "spericolato" e informale, che mira a creare un legame diretto con il pubblico, ma anche un'associazione culturale e un festival dedicato alla diffusione di opere audiovisive che esplorano aspetti sociali, culturali e ambientali.
Un movimento cinematografico italiano sorto nel secondo dopoguerra (1945-1951), caratterizzato dalla rappresentazione autentica e non idealizzata della vita quotidiana delle classi popolari, anche nei suoi aspetti più duri, con l'uso di riprese in esterni, attori non professionisti e una forte attenzione alle tematiche sociali ed economiche del tempo, come povertà, speranza e frustrazione.
Apparecchiatura utilizzata per registrare le immagini in un film o in una produzione video. Essa comprende il corpo principale della macchina, l'obiettivo, i meccanismi di registrazione e altri accessori necessari per catturare le immagini.
Una vasta e sfuggente area cinematografica che si oppone alle convenzioni del cinema narrativo, esplorando nuovi linguaggi visivi e sonori attraverso l'uso di tecniche innovative e forme non lineari. Si caratterizza per l'autonomia espressiva dell'autore, il forte legame con altre arti come la pittura e la musica, e spesso l'assenza di sceneggiatura e interpreti tradizionali. Il suo intento principale è l'indagine estetica e concettuale, rompendo le aspettative del pubblico e uscendo dai circuiti commerciali e distributivi abituali.