2.1 Elementi Fondamentali dell’Inquadratura

di Giorgia Vinciguerra

L’inquadratura[7] è definita da otto elementi chiave che ne determinano il significato e l’impatto sullo spettatore, contribuendo a costruire un sistema di segnali che guidano la narrazione:

  1. La distanza della macchina da presa[3] (scala dei campi[5] e dei piani): questo elemento regola la vicinanza o lontananza della macchina da presa rispetto al soggetto[12], influenzando la quantità di ambiente o di figura umana visibile.
  2. L’angolazione, l’inclinazione[8] e l’altezza della ripresa (punto di vista): queste variabili determinano la posizione spaziale della macchina da presa rispetto a ciò che viene ripreso, orientando la percezione dello spettatore.
  3. La composizione[9] del quadro (profilmico[10]): si riferisce alla selezione e all’organizzazione degli elementi visivi all’interno del fotogramma, decidendo cosa includere (in campo) e cosa escludere (fuori campo).
  4. La relazione con uno spazio fuori campo (dialettica campo/fuori campo[1]): esplora il rapporto tra lo spazio visibile e quello invisibile ma implicato dalla narrazione, che può essere attivato da indici visivi o sonori.
  5. L’istanza narrante[4] (oggettiva o soggettiva): indica se la storia è raccontata da un punto di vista esterno e neutro (oggettiva) o attraverso gli occhi e la percezione di un personaggio (soggettiva).
  6. L’essere statica oppure dinamica (movimenti della macchina da presa): riguarda la mobilità dell’inquadratura durante la ripresa, che può rimanere fissa o muoversi per cambiare altezza, distanza, angolazione o inclinazione, rafforzando il coinvolgimento dello spettatore.
  7. La sua profondità di campo[2] (focalizzazione degli oggetti): questa proprietà fotografica permette di mantenere a fuoco contemporaneamente diversi piani dell’immagine, offrendo allo spettatore la libertà di scegliere su cosa concentrare l’attenzione.
  8. La durata temporale dell’inquadratura (piano-sequenza[6]): si riferisce alla lunghezza di una singola inquadratura e al suo inserimento nella struttura temporale complessiva del film.

Glossario
1. dialettica campo/fuori campo ( dialettica campo/fuori campo )


La dialettica cinematografica (in particolare quella legata al campo) si riferisce all'uso di tecniche come il campo-controcampo per stabilire uno spazio narrativo e un dialogo tra personaggi, o anche al fuori campo per suggestionare lo spettatore.

2. profondità di campo.

L'area, misurata in distanza (da vicino a lontano), all'interno della quale gli oggetti in una scena appaiono nitidi e a fuoco. Una profondità di campo ridotta (tipica del Full Frame o di un diaframma molto aperto) isola il soggetto a fuoco dallo sfondo sfocato (bokeh). Una profondità di campo ampia mantiene a fuoco sia il soggetto che lo sfondo.

3. macchina da presa.

macchina da presa: apparecchiatura utilizzata per registrare le immagini in un film o in una produzione video. Essa comprende il corpo principale della macchina, l’obiettivo, i meccanismi di registrazione e altri accessori necessari per catturare le immagini.

4. istanza narrante.

Il livello di percezione (o "voce") che presenta l'inquadratura allo spettatore. Può essere oggettiva, quando la macchina da presa agisce come un osservatore esterno e neutrale, o soggettiva, quando l'inquadratura coincide con lo sguardo o la percezione di un personaggio.

5. scala dei campi.

Il sistema di classificazione delle inquadrature basato sulla distanza apparente tra la macchina da presa e il soggetto (principalmente la figura umana) e sulla quantità di ambiente mostrato. Si suddivide canonicamente in campi (Campo Lunghissimo, Campo Lungo, Campo Medio) e piani (Piano Americano, Piano Medio, Primo Piano, Primissimo Piano, Dettaglio).

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