5.2 Vittorio De Seta e il Cinema del Reale

di Giorgia Vinciguerra

Vittorio De Seta[3] ha rappresentato una figura innovativa e pionieristica nel cinema del reale[1] italiano, apprezzato a livello internazionale per il suo sguardo poetico e indipendente. Negli anni ’50, ha realizzato una serie di documentari in Sicilia, Sardegna e Calabria che hanno distillato i loro soggetti in “puro cinema”, catturando i ritmi e i rituali della vita quotidiana di pescatori, minatori, pastori e contadini che vivevano ancora secondo tradizioni preindustriali.

Il suo contributo è stato caratterizzato da:

  • Autonomia e cinema sociale: De Seta ha sviluppato un cinema autonomo, profondamente radicato nell’osservazione della realtà sociale.
  • Stile basato su montaggio[2] e suoni diegetici: i suoi documentari sono spesso presentati senza voice-over, lasciando che le immagini e i suoni diegetici (provenienti dalla scena[4]) parlino da soli, creando un’esperienza immersiva. Il suo montaggio ritmico aggiungeva drammaticità alle cronache.
  • Panoramiche della vita popolare: ha saputo cogliere le grandi trasformazioni del pianeta nei microcosmi delle tradizioni popolari, offrendo un ritratto autentico della vita delle comunità.
  • Tecniche di ripresa e coinvolgimento dello spettatore: le sue tecniche di ripresa e montaggio miravano a coinvolgere lo spettatore, rendendolo parte di un mondo verosimile.

Esempi rappresentativi dei suoi film includono:

  • Lu tempu di li pisci spata (1954): documenta la lunga e estenuante attesa dei pescatori di pesce spada in Sicilia.
  • Isole di fuoco (1954): un ritratto poetico della vita sulla costa siciliana prima, durante e dopo un’eruzione vulcanica.
  • Surfarara (1955): esplora la durezza e la bellezza della vita dei minatori di zolfo e delle loro famiglie nel sud Italia.
Glossario
1. cinema del reale.

Il "cinema del reale" è un'accezione del cinema che si focalizza sul rapporto con la realtà, spesso come un'espressione del documentario contemporaneo, privilegiando una prospettiva più vicina all'approfondimento e alla registrazione del mondo. L'espressione può indicare un approccio più "spericolato" e informale, che mira a creare un legame diretto con il pubblico, ma anche un'associazione culturale e un festival dedicato alla diffusione di opere audiovisive che esplorano aspetti sociali, culturali e ambientali. 

2. montaggio.

Processo di post-produzione in cui le singole inquadrature (shot) girate sul set vengono selezionate, tagliate e ordinate in una sequenza specifica per costruire le scene e narrare la storia. Il montaggio definisce il ritmo, la continuità e la struttura narrativa del film.

3. seta ( Seta )

(silk) Un tipo di tessuto di diffusione (bianco traslucido) usato nei butterfly o nei telai. Ammorbidisce la luce in modo significativo ma con una direzione ancora percettibile. È un classico per diffondere la luce solare diretta sui soggetti in esterno.

4. scena.

Unità narrativa fondamentale del film che si svolge in un unico luogo e in un tempo continuo; ogni cambiamento di location o di tempo richiede la creazione di una nuova scena (e relativa intestazione).

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