5.1 Nascita e Primi Sviluppi del Documentario

di Giorgia Vinciguerra

Le origini del cinema del reale[1] possono essere fatte risalire ai primissimi giorni della settima arte. I Fratelli Lumière, con le loro “vedute” come L’uscita dalle officine Lumière (1895), hanno involontariamente gettato le basi del documentario, registrando la vita quotidiana con un approccio che oggi definiremmo osservativo. In contrasto[3], George Méliès, contemporaneo dei Lumière, si è dedicato alla creazione di “fantasie filmiche” e trucchi, pur avendo esplorato temi pseudoscientifici in alcuni dei suoi primi cortometraggi.

Il documentario ha trovato presto impiego come strumento di propaganda. In Italia, un esempio precoce è La Marcia su Roma (1922). Nell’Unione Sovietica, Dziga Vertov è stato un pioniere con opere come Soviet Toys (1924) e Cineocchio (1924), promuovendo il concetto di Kinopravda (“Cine-verità”) per esortare il pubblico e renderlo consapevole dei problemi sociali, sebbene il suo lavoro sia stato talvolta criticato per la sua natura disinformativa. Similmente, in Germania, Leni Riefenstahl ha utilizzato il documentario a fini propagandistici con film iconici come Il trionfo della volontà (1935) e Olimpia (1938), celebrando il regime nazista.

Tra i pionieri del documentario si annoverano anche figure di spicco come John Grierson e Robert Flaherty. Grierson, un critico sociale scozzese, è spesso considerato il padre del documentario britannico e canadese, e a lui si attribuisce il conio del termine “documentary” (documentario) in una recensione del film Moana (1926) di Flaherty. Grierson definiva il documentario come il “trattamento[2] creativo della realtà” e credeva nel suo potenziale per l’educazione e la riforma sociale. Robert Flaherty, esploratore prima che cineasta, è noto come il “padre del documentario” per opere come Nanook l’eschimese (1922), che documentava le tradizioni culturali degli Inuit. Il suo stile, basato sulla “gioia della scoperta”, mirava a informare il pubblico sulla vita dei popoli e a mostrare il loro “carattere”.

Glossario
1. cinema del reale.

Il "cinema del reale" è un'accezione del cinema che si focalizza sul rapporto con la realtà, spesso come un'espressione del documentario contemporaneo, privilegiando una prospettiva più vicina all'approfondimento e alla registrazione del mondo. L'espressione può indicare un approccio più "spericolato" e informale, che mira a creare un legame diretto con il pubblico, ma anche un'associazione culturale e un festival dedicato alla diffusione di opere audiovisive che esplorano aspetti sociali, culturali e ambientali. 

2. trattamento.

Il trattamento è un documento scritto in prosa che espande il soggetto iniziale, sviluppando la storia scena per scena con descrizioni dettagliate di personaggi, ambientazioni e temi, ma con dialoghi scarsi o del tutto assenti. Funge da "romanzo del film" o progetto intermedio tra il soggetto e la sceneggiatura finale, fornendo al regista e ai produttori la visione complessiva del film. 

3. contrasto.

In fotografia, il contrasto si riferisce alla differenza di luminosità (gamma tonale) tra le aree più chiare (alte luci) e quelle più scure (ombre) di un'immagine. Un'immagine ad alto contrasto ha neri profondi e bianchi brillanti; una a basso contrasto ha una gamma di grigi più morbida. È uno strumento chiave per definire l'atmosfera.

4. montaggio ( Montaggio )

Processo di post-produzione in cui le singole inquadrature (shot) girate sul set vengono selezionate, tagliate e ordinate in una sequenza specifica per costruire le scene e narrare la storia. Il montaggio definisce il ritmo, la continuità e la struttura narrativa del film.

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