- L’ego e l’autoprotezione. Ogni narratore rielabora, consciamente o meno, la storia in un modo che lo assolve da ogni colpa, lo giustifica o lo glorifica.
- Vergogna e interesse personale. I personaggi manipolano i fatti per proteggere la propria reputazione o per ottenere un vantaggio.
- Memoria fallace. La memoria umana non è una registrazione perfetta; è influenzata dal tempo, dal trauma e dalle aspettative. La narrazione può quindi esplorare la natura intrinsecamente fallace del ricordo stesso.
- L’evento conteso. Deve esserci un fatto centrale e ambiguo (un punto di crisi o un’azione[4] critica) su cui tutti i personaggi sono chiamati a testimoniare. Questo evento funge da nucleo immutabile attorno al quale orbitano le narrazioni distorte.
- Narratori inattendibili. Tutti i personaggi che fungono da narratori sono, per definizione strutturale, inattendibili. Lo scopo non è una caccia all’individuazione del mentitore, ma l’analisi del perché ogni individuo sente il bisogno di ricreare la realtà in quel modo specifico.
- L’assenza di un punto di riferimento oggettivo. Il modello spesso non fornisce la verità oggettiva. Lo sceneggiatore lascia che le contraddizioni rimangano irrisolte, costringendo lo spettatore a confrontarsi con l’impossibilità di conoscere la realtà assoluta e a trarre le proprie conclusioni sulla natura umana.
L'idea centrale, la domanda morale o il concetto universale che il film esplora attraverso la storia (es. "l'amore vince sul destino", "il potere corrompe"). È il "perché" la storia viene raccontata, il suo significato più profondo.
Indica la prospettiva spaziale e percettiva da cui l'inquadratura è ripresa. Determina l'angolazione, l'altezza e l'inclinazione della macchina da presa rispetto al soggetto, influenzando l'orientamento e l'identificazione dello spettatore.
Una tecnica narrativa che interrompe la linearità temporale della storia per presentare eventi accaduti in un momento precedente rispetto al presente della narrazione. Questa retrospettiva serve ad arricchire la trama, fornire contesto, spiegare le motivazioni dei personaggi o svelare segreti fondamentali per la comprensione della storia.
La componente descrittiva della sceneggiatura che narra ciò che accade visivamente sullo schermo (movimenti, eventi, ambienti), scritta rigorosamente al tempo presente e priva di pensieri o stati d'animo non osservabili.
Un genere di finzione, nato dalla parola inglese "to thrill" (far rabbrividire), che punta a suscitare emozioni forti, suspense e brivido nello spettatore attraverso trame intense, colpi di scena, un'atmosfera cupa e il ricorso all'azione per superare ostacoli imprevisti. A differenza del giallo, il thriller non si concentra sulla risoluzione di un enigma ma sulla tensione e sul pericolo, focalizzandosi sulle difficoltà che il protagonista deve affrontare e superare.