3.5 La struttura Rashomon

di Patrick Milano

La struttura narrativa “alla Rashomon” è un modello potente e mirato, specificamente concepito per investigare un tema[4] fondamentale: la soggettività della verità e l’inaffidabilità della percezione umana.

Questa architettura si basa sulla presentazione di un singolo evento focale che viene rivisitato e mostrato allo spettatore attraverso le prospettive multiple di diversi personaggi che vi hanno partecipato o assistito. La sua particolarità non risiede nel semplice cambio di punto di vista, ma nel fatto che ogni resoconto è radicalmente contraddittorio rispetto agli altri.

La chiave teorica di questa struttura è che le molteplici versioni dell’evento non sono semplici flashback[2] oggettivi da angoli diversi. Sono invece filtri psicologici attraverso i quali l’evento è deformato da fattori quali:

  • L’ego e l’autoprotezione. Ogni narratore rielabora, consciamente o meno, la storia in un modo che lo assolve da ogni colpa, lo giustifica o lo glorifica.
  • Vergogna e interesse personale. I personaggi manipolano i fatti per proteggere la propria reputazione o per ottenere un vantaggio.
  • Memoria fallace. La memoria umana non è una registrazione perfetta; è influenzata dal tempo, dal trauma e dalle aspettative. La narrazione può quindi esplorare la natura intrinsecamente fallace del ricordo stesso.

La Struttura Rashomon si caratterizza per i seguenti elementi strutturali:

  • L’evento conteso. Deve esserci un fatto centrale e ambiguo (un punto di crisi o un’azione[5] critica) su cui tutti i personaggi sono chiamati a testimoniare. Questo evento funge da nucleo immutabile attorno al quale orbitano le narrazioni distorte.
  • Narratori inattendibili. Tutti i personaggi che fungono da narratori sono, per definizione strutturale, inattendibili. Lo scopo non è una caccia all’individuazione del mentitore, ma l’analisi del perché ogni individuo sente il bisogno di ricreare la realtà in quel modo specifico.
  • L’assenza di un punto di riferimento oggettivo. Il modello spesso non fornisce la verità oggettiva. Lo sceneggiatore lascia che le contraddizioni rimangano irrisolte, costringendo lo spettatore a confrontarsi con l’impossibilità di conoscere la realtà assoluta e a trarre le proprie conclusioni sulla natura umana.

La struttura Rashomon è filosoficamente complessa. La sua funzione primaria non è raccontare cosa è successo, ma investigare come e perché gli esseri umani costruiscono e manipolano la propria realtà in funzione dei loro bisogni psicologici.

È l’architettura ideale per i drammi giudiziari, i thriller[3] psicologici e qualsiasi opera che miri a mettere in discussione la fede dello spettatore nelle certezze. Essa suggerisce che la verità non è un dato oggettivo da scoprire, ma un costrutto narrativo variabile che cambia a seconda di chi la racconta. L’efficacia drammatica si ottiene dalla tensione generata tra le diverse versioni presentate e dalla crescente consapevolezza da parte del pubblico che la realtà è un mosaico inconciliabile di prospettive soggettive.

Glossario
1. sceneggiatura ( Sceneggiatura )

La sceneggiatura è il progetto scritto e strutturato di un film, che contiene le descrizioni di ogni scena, i dialoghi, le azioni dei personaggi e le indicazioni visive e sonore, fungendo da "film su carta". Essa costituisce il primo passo fondamentale per la realizzazione di qualsiasi opera cinematografica, televisiva o di videogiochi, guidando registi, attori e troupe nella trasformazione di un'idea in un prodotto visibile. 

2. flashback.

Il flashback, o analessi, è una tecnica narrativa che interrompe la linearità temporale della storia per presentare eventi accaduti in un momento precedente rispetto al presente della narrazione. Questa retrospettiva serve ad arricchire la trama, fornire contesto, spiegare le motivazioni dei personaggi o svelare segreti fondamentali per la comprensione della storia. 

3. thriller.
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Il thriller cinematografico è un genere di finzione, nato dalla parola inglese "to thrill" (far rabbrividire), che punta a suscitare emozioni forti, suspense e brivido nello spettatore attraverso trame intense, colpi di scena, un'atmosfera cupa e il ricorso all'azione per superare ostacoli imprevisti. A differenza del giallo, il thriller non si concentra sulla risoluzione di un enigma ma sulla tensione e sul pericolo, focalizzandosi sulle difficoltà che il protagonista deve affrontare e superare.

2 Genere cinematografico progettato per generare un'elevata tensione, suspense e ansia nello spettatore. A livello visivo, utilizza spesso l'illuminazione low-key per creare un senso di minaccia imminente e per nascondere informazioni, giocando con il "visto" e il "non visto".
4. tema.

L'idea centrale, la domanda morale o il concetto universale che il film esplora attraverso la storia (es. "l'amore vince sul destino", "il potere corrompe"). È il "perché" la storia viene raccontata, il suo significato più profondo.

5. azione.

(o Action) La componente descrittiva della sceneggiatura che narra ciò che accade visivamente sullo schermo (movimenti, eventi, ambienti), scritta rigorosamente al tempo presente e priva di pensieri o stati d'animo non osservabili.

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