1.3 Perché raccontare una storia ambientata nel futuro

di Patrick Milano

L’ambientazione[1] futuristica costituisce il terreno d’elezione per la speculazione filosofica e sociologica. La narrazione non mira alla predizione accurata degli eventi, bensì all’analisi delle tendenze del presente portate alle loro estreme conseguenze. La fantascienza[2] agisce come strumento di indagine, isolando variabili tecnologiche, ecologiche o politiche attuali per esaminarne l’impatto su scala macroscopica. La domanda fondante di questo genere è l’ipotesi condizionale (“Cosa accadrebbe se…”), che permette di testare la resilienza dell’umanità di fronte a cambiamenti radicali.

A differenza delle ambientazioni storiche o contemporanee, il futuro impone la creazione ex novo delle regole del mondo. Tale processo non si limita all’aspetto estetico o tecnologico, ma deve fondarsi su una solida coerenza sociologica ed economica. È necessario definire come le innovazioni ipotizzate abbiano modificato la struttura sociale, la distribuzione del potere, l’economia e le relazioni interpersonali. In una sceneggiatura[3] efficace, tali regole non vengono esposte tramite didascalie o dialoghi esplicativi, ma emergono organicamente attraverso l’azione[7] e l’interazione dei personaggi con l’ambiente. La tecnologia deve apparire integrata e banale agli occhi di chi la utilizza quotidianamente.

Data la natura conflittuale della drammaturgia, la quasi totalità delle narrazioni futuristiche tende alla distopia[5]. Un contesto utopico, privo di attriti e sofferenze, risulta drammaturgicamente inerte. La distopia funge da esteriorizzazione del conflitto[4] interno: un ambiente oppressivo, sovraffollato o desolato diventa la manifestazione fisica delle paure dei personaggi.

L’approccio può variare dalla Hard Sci-Fi[8], che richiede rigore scientifico e plausibilità tecnica, alla Soft Sci-Fi, dove la tecnologia è un pretesto metaforico per esplorare le scienze umane, la psicologia o l’etica. Un rischio frequente nella scrittura futuristica è l’abuso di terminologia pseudo-scientifica, che può alienare lo spettatore. L’attenzione non deve essere focalizzata sul funzionamento teorico della tecnologia, ma sulle sue conseguenze pratiche e umane. È irrilevante spiegare i principi della propulsione o dell’intelligenza artificiale; è cruciale mostrare cosa accade ai protagonisti quando tali sistemi falliscono o quando il loro utilizzo pone dilemmi morali. La tecnologia deve rimanere funzionale alla narrazione, servendo come amplificatore delle dinamiche relazionali o come ostacolo, mai come mero virtuosismo descrittivo.

L’ambientazione futura è scelta per creare metafore visive di problemi astratti o per porre i personaggi di fronte a dilemmi etici inediti. Indipendentemente dal livello di avanzamento tecnologico rappresentato, il fulcro della narrazione deve rimanere la condizione umana: le paure, le speranze e le pulsioni emotive devono restare riconoscibili per garantire l’empatia[6] del pubblico.

Glossario
1. ambientazione.

(setting) Il contesto – il luogo (geografia), l'epoca (tempo) e l'ambiente socioculturale – in cui si svolge la storia. L'ambientazione non è solo uno sfondo, ma uno strumento narrativo che può influenzare le azioni dei personaggi, riflettere il loro stato interiore o agire come forza antagonista.

2. fantascienza.

La definizione di fantascienza al cinema indica un genere narrativo basato su ipotesi scientifiche e tecnologiche per esplorare il futuro, mondi alternativi o realtà distopiche, spesso attraverso l'uso di effetti speciali e una narrazione speculativa. Il cinema di fantascienza crea universi immaginari che, pur essendo fantastici, mantengono una coerenza con la logica scientifica o tecnologica, affrontando temi come il rapporto uomo-tecnologia, le paure sociali e le speranze per il progresso. 

3. sceneggiatura.

La sceneggiatura è il progetto scritto e strutturato di un film, che contiene le descrizioni di ogni scena, i dialoghi, le azioni dei personaggi e le indicazioni visive e sonore, fungendo da "film su carta". Essa costituisce il primo passo fondamentale per la realizzazione di qualsiasi opera cinematografica, televisiva o di videogiochi, guidando registi, attori e troupe nella trasformazione di un'idea in un prodotto visibile. 

4. conflitto.

Il motore fondamentale del dramma; l'opposizione che il protagonista deve affrontare. Si divide in due livelli che definiscono la storia: il conflitto esteriore (la trama, la lotta contro l'antagonista) e il conflitto interiore (l'arco del personaggio, la lotta contro il proprio difetto tragico).
Può essere:

  • interiore: la lotta psicologica, morale o emotiva del protagonista contro sé stesso (es. contro la propria paura, orgoglio, un trauma passato). Il superamento (o il fallimento) di questo conflitto determina l'arco di trasformazione del personaggio.
  • esteriore: l'ostacolo fisico o la forza antagonista che si oppone al protagonista e al raggiungimento del suo obiettivo. È ciò che genera la trama (l'azione, gli inseguimenti, le discussioni, le battaglie).
5. distopia.

Rappresentazione di una realtà immaginaria (spesso futura) caratterizzata da condizioni di vita oppressive, totalitarismo, controllo tecnologico estremo o degrado ambientale; funge da critica sociale esasperando le tendenze negative del presente.

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