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1.2 Chi comanda: tu

un prompt di quattro parole e uno di quaranta, con i rispettivi risultati
Figura 1.2 · un prompt[1] di quattro parole e uno di quaranta, con i rispettivi risultati

Se il modello calcola compatibilità[2] invece di comprendere intenzioni, allora l’intenzione deve arrivare da fuori. Questa è la ragione tecnica, non retorica, per cui il regista resta il regista. Non perché sia più creativo di una macchina, ma perché nel sistema che state costruendo insieme lui è l’unico componente che sa cosa deve accadere in questa scena[3] e perché adesso.

C’è però un modo sbagliato di prendere questa idea, ed è il più diffuso: credere che comandare significhi descrivere meglio. La descrizione ha un tetto basso. Aggiungere aggettivi restringe il campo delle immagini possibili, ma non lo chiude, e oltre un certo punto le parole cominciano a competere fra loro invece di sommarsi. C’è anche un limite meno intuitivo: in un’istruzione lunga il vincolo[4] che ti sta più a cuore non pesa in proporzione all’importanza che gli dai tu — la ricerca sui contesti lunghi mostra che l’informazione collocata in mezzo viene usata peggio di quella all’inizio e alla fine. Un prompt di quaranta righe non è quaranta volte più preciso di uno di quattro: è più difficile da far rispettare.

Comandare, in pratica, significa altro:

  • Sostituire parole con vincoli. Una posa, un contorno, una profondità, una fotografia di riferimento valgono più di qualsiasi aggettivo, perché non descrivono: impongono.
  • Decidere prima cosa non è negoziabile. Un’inquadratura[5] ha di solito una cosa che deve essere giusta e sei che possono variare. Se non la dichiari, la macchina scommette.
  • Verificare invece di sperare. Il controllo esiste solo se sai dire, guardando il risultato, se il vincolo è stato rispettato …e se sai rifare il risultato domani.
  • Tenere la decisione. Cosa entra nel montaggio[6], cosa è credibile, cosa è di buon gusto: nessuna di queste è delegabile, e nessuno le sta delegando in tua assenza.

Il resto di questo manuale è un catalogo di modi per spostare potere decisionale dalla macchina a te. È l’unica direzione che porti da qualche parte, perché è l’unica in cui il risultato diventa ripetibile, e quindi verificabile e vendibile.


Come è nata la figura

Nano Banana Pro, 2K, 16:9[7]. Serie di 2 riquadri generati separatamente, senza incatenarli l’uno all’altro: la differenza fra loro è ciò che la figura mostra. Nessuna immagine di riferimento.

Prompt del riquadro 1 (quattro parole), in inglese come è stato inviato al modello:

Il prompt

A woman waiting at a station.

Prompt del riquadro 2 (quaranta parole), in inglese come è stato inviato al modello:

A woman of about thirty waits alone on a suburban railway platform on a grey weekday morning, wearing a dark wool coat and holding a paper cup, her weight on one leg, looking down the empty track towards the bend where the train will appear, with a covered footbridge behind her and rain on the concrete.

Glossario
1. ↑ prompt.

Il comando, o la richiesta (scritta in linguaggio naturale), che un utente fornisce a un modello di intelligenza artificiale generativa per istruirlo sul contenuto che deve creare (es. "genera un'inquadratura grandangolare di una foresta al tramonto con stile anamorfico").

2. ↑ compatibilità.

Il criterio con cui il modello calcola quanto un risultato si accorda con testo, immagini e condizioni ricevuti. Non equivale alla comprensione di un'intenzione. Per questo l'intenzione deve essere resa esplicita da chi dirige il lavoro.

3. ↑ scena.

Unità narrativa fondamentale del film che si svolge in un unico luogo e in un tempo continuo; ogni cambiamento di location o di tempo richiede la creazione di una nuova scena (e relativa intestazione).

4. ↑ vincolo.

Indica una cosa che deve restare in un certo modo, per esempio una posa, una disposizione o un'immagine di riferimento. Serve a spostare il risultato verso una scelta precisa invece di affidarla alla descrizione libera. Può essere scritto nel prompt o fornito come materiale visivo.

5. ↑ inquadratura.

L'unità minima del linguaggio cinematografico. Tecnicamente, è la porzione di spazio (fisico o virtuale) delimitata dai bordi dell'obiettivo della macchina da presa. Nel montaggio, corrisponde a una registrazione continua tra due stacchi (tagli).

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