Home » Manuali dell'Audiovisivo » Manuale di Fotografia cinematografica » 3.7 Lenti sferiche vs. anamorfiche: estetica e caratteristiche visive (bokeh, flares)

3.7 Lenti sferiche vs. anamorfiche: estetica e caratteristiche visive (bokeh, flares)

La scelta dell’ottica[1] è una delle decisioni più determinanti per l’identità visiva di un film. Oltre la lunghezza focale[2], la costruzione stessa della lente definisce la texture[3] e la personalità dell’immagine. La distinzione fondamentale in questo ambito è tra lenti sferiche e anamorfiche, una scelta che contrappone la fedeltà ottica a una deliberata e stilizzata interpretazione della realtà.

Lenti sferiche: la rappresentazione fedele

Le lenti sferiche sono lo standard dell’industria cinematografica e fotografica. Proiettano sul sensore[4] un’immagine geometricamente corretta, senza distorsioni intenzionali. L’immagine catturata rispecchia fedelmente la prospettiva[5] e le proporzioni della scena[6] reale. Questa purezza ottica si traduce in caratteristiche visive precise:

  • Bokeh[7] circolare: I punti di luce fuori fuoco (bokeh) vengono resi come cerchi perfetti o poligoni regolari, a seconda del numero di lamelle del diaframma[8]. L’effetto è naturale e pulito.
  • Flares simmetrici: I riflessi interni (lens flare[9]), generati da una fonte di luce diretta, tendono a manifestarsi come aloni circolari o a forma di stella, in modo contenuto e simmetrico.

Lenti anamorfiche: la poesia dell’imperfezione

Le lenti anamorfiche nascono dall’esigenza storica di ottenere un’immagine panoramica[10] (widescreen[11]) su un fotogramma di pellicola standard. Utilizzano un elemento ottico cilindrico per comprimere (“spremere“) l’immagine sull’asse orizzontale, solitamente con un fattore di 2x o 1.8x. In fase di proiezione o post-produzione[12], l’immagine viene de-compressa, ripristinando le proporzioni corrette e generando il caratteristico aspect ratio[13] panoramico (es. 2.39:1[14]) sfruttando l’intera area verticale del sensore.

Questo processo ottico introduce una serie di “artefatti” che sono diventati la firma estetica del look[15] cinematografico per eccellenza:

  • Bokeh Ovale: La compressione[16] orizzontale fa sì che i punti di luce sfocati vengano resi come ovali verticali. Questo è l’elemento più riconoscibile dell’estetica anamorfica, capace di creare sfondi pittorici e onirici.
  • Flares Orizzontali: Le fonti luminose intense generano lens flare che si estendono orizzontalmente per tutta la larghezza dell’inquadratura[17], spesso con una caratteristica dominante bluastra. Questo effetto oggi è ricercato per il suo impatto drammatico e stilizzato.
  • Prospettiva e profondità di campo[18] uniche: Le lenti anamorfiche creano una percezione della profondità di campo più ridotta rispetto a una lente sferica della stessa focale orizzontale, contribuendo a isolare i soggetti. Introducono anche una leggera distorsione ai bordi e una resa prospettica peculiare, che aggiunge un ulteriore livello di carattere visivo.

La scelta tra sferico e anamorfico non è quindi una questione di superiorità tecnica, ma di intento narrativo: si cerca una rappresentazione pulita e fedele della realtà o si desidera dipingere un mondo attraverso un filtro poetico e inconfondibilmente “cinematografico”?


Glossario
1. ↑ ottica.

Il dispositivo ottico montato sulla macchina da presa che cattura la luce e la proietta sul sensore. È uno strumento narrativo fondamentale: la sua lunghezza focale (es. grandangolo, teleobiettivo) influenza il campo visivo, la prospettiva, la profondità di campo e, di conseguenza, la percezione emotiva dello spazio e dei personaggi.

2. ↑ lunghezza focale.

La distanza, misurata in millimetri (mm), tra il centro ottico dell'obiettivo e il sensore della macchina da presa, quando l'obiettivo è messo a fuoco all'infinito. È il parametro che definisce l'angolo di campo e il livello di "ingrandimento": una lunghezza focale corta (es. 24mm) è un grandangolo (campo visivo ampio), mentre una lunga (es. 100mm) è un teleobiettivo (campo visivo stretto).

3. ↑ texture.

La qualità tattile (visiva) della superficie di un oggetto. In cinematografia, la gestione della texture è fondamentale. La luce può esaltarla (luce radente su un maglione di lana) o appiattirla (luce morbida su un trucco prostetico). È un elemento chiave discusso tra D.O.P., scenografo e costumista.

4. ↑ sensore.

Il componente elettronico nel cuore della macchina da presa digitale che sostituisce la pellicola. Cattura la luce proiettata dall'obiettivo e la converte in un segnale elettrico, che viene poi processato per creare l'immagine digitale. Le sue dimensioni e caratteristiche (gamma dinamica, sensibilità) influenzano profondamente l'estetica dell'immagine.

5. ↑ prospettiva.

La rappresentazione della tridimensionalità (profondità) su un'immagine bidimensionale. In cinematografia, si riferisce alla percezione della relazione spaziale tra gli oggetti e tra il soggetto e lo sfondo. La prospettiva non è determinata dalla lente, ma dalla distanza della camera dal soggetto. Le lenti (grandangolari o teleobiettivi) si limitano a "esagerare" o "comprimere" questa relazione.

Torna in alto