4.0 A ogni generazione ricomincia da zero

di Luca Desiderato

sei generazioni dello stesso personaggio dalla stessa descrizione: sei persone diverse
Figura 4.0 · sei generazioni dello stesso personaggio dalla stessa descrizione: sei persone diverse

Qui inizia la parte del manuale che riguarda il problema che costa più tempo in produzione, e conviene enunciarlo nella forma più brutale possibile: il sistema non ricorda cosa ha fatto un minuto prima. Non c’è un archivio dei personaggi già inventati, non c’è una scenografia salvata, non c’è una continuità[3] implicita. Ogni volta che premi il pulsante parte una generazione nuova, che ricalcola tutto dal rumore e produce la configurazione più compatibile con ciò che le hai dato. Se le hai dato una descrizione, produrrà qualcuno che corrisponde alla descrizione, e sarà una persona diversa da quella di prima, perché di persone che corrispondono a quella descrizione ce ne sono milioni.

Questo è il punto che separa chi ha fatto qualche prova da chi ha provato a finire qualcosa. Una singola immagine bella è alla portata di tutti. Venti inquadrature della stessa scena[7], con la stessa persona, la stessa stanza e la stessa luce, sono un problema di ingegneria, e non si risolve scrivendo meglio la descrizione. Nel video il problema si moltiplica per il numero di fotogrammi: un modello video[1] deve rappresentare non solo l’aspetto di ogni fotogramma ma la relazione fra fotogrammi nel tempo, e quella relazione è una capacità che il sistema ha in misura limitata, non una proprietà garantita.

Da qui l’impostazione dei capitoli che seguono. La continuità non si ottiene, si impone, e si impone su tre livelli diversi che richiedono strumenti diversi:

  • L’identità di un soggetto[5] (un volto, un abito, un oggetto specifico) che va ancorata a qualcosa di più solido di un aggettivo.
  • L’ambiente e la sua luce, che è più fragile dell’identità e di cui nessuno si accorge finché non arriva il montaggio[4].
  • La continuità nel tempo, quando le immagini diventano movimento, dove la stessa parola «coerenza» significa una cosa tecnicamente diversa.

La conseguenza operativa da tenere presente da subito: la coerenza si progetta prima di generare la prima immagine, non si recupera dopo. Chi arriva alla decima inquadratura[2] e allora si chiede come tenere il volto, ha già perso le nove precedenti.


Come è nata la figura

Nano Banana Pro, 2K, 16:9[8]. Serie di 6 riquadri generati separatamente, senza incatenarli l’uno all’altro: la differenza fra loro è ciò che la figura mostra. Nessuna immagine di riferimento.

Prompt[6] del riquadro 1 (generazione 1), in inglese come è stato inviato al modello:

Il prompt

A woman of about thirty with dark hair to her shoulders, in a green work jacket, standing in a doorway and looking towards the camera. Even daylight, plain wall behind. Editorial documentary finish, natural contrast.

Prompt del riquadro 2 (generazione 2), in inglese come è stato inviato al modello:

A woman of about thirty with dark hair to her shoulders, in a green work jacket, standing in a doorway and looking towards the camera. Even daylight, plain wall behind. Editorial documentary finish, natural contrast.

Prompt del riquadro 3 (generazione 3), in inglese come è stato inviato al modello:

A woman of about thirty with dark hair to her shoulders, in a green work jacket, standing in a doorway and looking towards the camera. Even daylight, plain wall behind. Editorial documentary finish, natural contrast.

Prompt del riquadro 4 (generazione 4), in inglese come è stato inviato al modello:

A woman of about thirty with dark hair to her shoulders, in a green work jacket, standing in a doorway and looking towards the camera. Even daylight, plain wall behind. Editorial documentary finish, natural contrast.

Prompt del riquadro 5 (generazione 5), in inglese come è stato inviato al modello:

A woman of about thirty with dark hair to her shoulders, in a green work jacket, standing in a doorway and looking towards the camera. Even daylight, plain wall behind. Editorial documentary finish, natural contrast.

Prompt del riquadro 6 (generazione 6), in inglese come è stato inviato al modello:

A woman of about thirty with dark hair to her shoulders, in a green work jacket, standing in a doorway and looking towards the camera. Even daylight, plain wall behind. Editorial documentary finish, natural contrast.
Glossario
1. ↑ modello video.

Deve produrre l'aspetto dei singoli fotogrammi e il loro rapporto nel tempo. Per questo non basta che ogni immagine sia plausibile da sola. Deve anche mantenere movimento e coerenza da un fotogramma al successivo.

2. ↑ inquadratura.

L'unità minima del linguaggio cinematografico. Tecnicamente, è la porzione di spazio (fisico o virtuale) delimitata dai bordi dell'obiettivo della macchina da presa. Nel montaggio, corrisponde a una registrazione continua tra due stacchi (tagli).

3. ↑ continuità.

Il processo tecnico, all'interno della color correction , che consiste nell'uniformare visivamente inquadrature diverse (girate in momenti, luoghi o con camere differenti) affinché appaiano coerenti e parte della stessa scena. Si "matchano" (abbinano) esposizione, contrasto e bilanciamento del bianco.

4. ↑ montaggio.

Processo di post-produzione in cui le singole inquadrature (shot) girate sul set vengono selezionate, tagliate e ordinate in una sequenza specifica per costruire le scene e narrare la storia. Il montaggio definisce il ritmo, la continuità e la struttura narrativa del film.

5. ↑ soggetto.

Un breve testo che riassume l'idea centrale e la trama di un film. Descrive in sintesi i personaggi, l'ambientazione, il conflitto principale e l'evoluzione della storia. Serve a presentare il nucleo narrativo a produttori e registi, fornendo la base da cui si svilupperanno successivamente il trattamento e la sceneggiatura definitiva.



Torna in alto