Home » Manuali dell'Audiovisivo » Manuale di Fotografia cinematografica » 5.1 Filtri polarizzatori (CPL) e di effetto: controllare riflessi e texture

5.1 Filtri polarizzatori (CPL) e di effetto: controllare riflessi e texture

I filtri polarizzatori e quelli di diffusione (o d’effetto) sono veri e propri pennelli che permettono al D.O.P. di controllare i riflessi speculari e di modellare la nitidezza[1], conferendo all’immagine un carattere distintivo e professionale.

Filtri polarizzatori circolari (CPL): dominare i Riflessi e Saturare i Colori

Un CPL è un filtro che si avvita davanti all’obiettivo della fotocamera. Serve a controllare i riflessi su superfici come acqua, vetri o fogliame bagnato e a rendere i colori più saturi e profondi. L’uso di un CPL può far perdere 1-2 stop[2] di luce, da compensare con diaframma[3], ISO[4] o tempo di scatto[5].
Come funziona un CPL:

  • La luce può diventare “polarizzata” (ovvero le sue onde possono oscillare prevalentemente su un unico piano) quando si riflette su superfici non metalliche.
  • Questi riflessi (glare[6]) possono appiattire l’immagine o nascondere dettagli.
  • Il CPL blocca selettivamente la luce polarizzata[7] e può essere ruotato per aumentare o ridurre l’effetto.

 Applicazioni pratiche del CPL:

  • Elimina i riflessi: può far “scomparire” riflessi da vetrine, parabrezza, laghi o specchi d’acqua. Utile anche a fini narrativi per mostrare dettagli prima nascosti.
  • Aumenta la saturazione[8] dei colori: scurire il cielo e rendere il blu più intenso o far risaltare il verde delle foglie eliminando i riflessi.

Filtri di diffusione: modellare la texture dell’ immagine digitale

I filtri di diffusione[9] (o d’effetto) ammorbidiscono leggermente la nitidezza delle immagini, creando un effetto più cinematografico. Creano un alone luminoso[10] attorno alle fonti di luce (halation), migliorando l’incarnato[11] e attenuando imperfezioni.

I filtri di diffusione sono disponibili in diverse intensità (es. 1/8, 1/4, 1/2) per controllare la forza dell’effetto. Tipologie più comuni:

  • Pro-Mist[12]: alone luminoso intenso sulle alte luci, ombre più morbide, contrasto[13] ridotto.
  • Black Pro-Mist[14]: simile al Pro-Mist, però mantiene i neri profondi e un contrasto più deciso. Look[15] più cinematografico.
  • Glimmerglass[16]: offre una diffusione più sottile e produce un caratteristico scintillio nelle fonti di luce puntiformi, considerato molto lusinghiero per i volti.
  • Hollywood Black Magic: Un filtro ibrido che combina elementi di diffusione per ammorbidire l’immagine, pur mantenendo un’elevata risoluzione[17] percepita.

Glossario
1. ↑ nitidezza.

La capacità di un obiettivo e di un sensore di riprodurre (risolvere) i dettagli più fini di un'immagine. Un'immagine "nitida" è caratterizzata da bordi ben definiti, alto micro-contrasto e texture chiare. È il contrario di "morbidezza" ( softness ). La nitidezza è una scelta estetica: sebbene le ottiche moderne siano molto nitide, i D.O.P. spesso usano filtri di diffusione o lenti vintage per ottenere un look più morbido e "organico".

2. ↑ stop.

L'unità di misura usata in fotografia per quantificare la luce. Ogni "stop" rappresenta un raddoppio (+1 stop) o un dimezzamento (-1 stop) della quantità di luce che raggiunge il sensore. La gamma dinamica di un sensore viene misurata in stop per indicare l'ampiezza del suo "respiro" tra il nero assoluto e il bianco puro.

3. ↑ diaframma.

Il meccanismo a lamelle all'interno dell'obiettivo che, aprendosi e chiudendosi, regola la quantità di luce che raggiunge il sensore. L'ampiezza (misurata in f-stop ) ha un impatto creativo diretto sulla profondità di campo (la zona di nitidezza).

4. ↑ ISO ( ISO )

Acronimo di International Organization for Standardization. È l'unità di misura della sensibilità del sensore digitale alla luce. Aumentare gli ISO (es. da 400 a 3200) "amplifica" elettronicamente il segnale, permettendo di girare con meno luce, ma con il compromesso di introdurre rumore digitale.

5. ↑ tempo di scatto.

Indica la durata esatta in cui ogni singolo fotogramma (dei 24 al secondo) viene esposto alla luce. Nel cinema, si preferisce usare il termine angolo di otturatore .

Torna in alto